Fenomeno streaming: facciamo il punto

Il progressivo aumento della velocità della rete in Italia, passata in 12 mesi dai 38 Mbit/s del 2019 alla media di 48 Mbit/s del 2020 (fonte), ha sempre più spinto gli utenti ad una maggiore fruizione di contenuti video sia in modalità on demand che streaming. E proprio l’aumento della velocità generale di upload ha favorito quest’ultima modalità di pubblicazione con l’affermazione dello streaming come strumento di comunicazione tra i più efficaci per i creator.

Tra i primi a rendere il live streaming popolare è stato Facebook grazie anche alla possibilità direttamente in piattaforma di aggiungere host alle proprie live.

Nonostante nel marzo 2020 questa funzione sia stata rimossa, il social blu rimane ancor oggi una delle piattaforme di streaming più utilizzate (se non altro per il pubblico potenziale di ben 2,6 miliardi utenti attivi nel 2020), ma non di certo l’unica.

Gli streamer più evoluti infatti si sono adeguati ad un pubblico sempre più esigente attraverso l’adozione di tool e piattaforme di streaming professionali. In particolare durante gli “anni pandemici” l’uso di piattaforme alternative come Streamyard e soprattutto Zoom ha preso il sopravvento soprattutto in ambito divulgativo, formativo e business mentre l’uso di software locali come OBS si è affermato soprattutto in ambito entertainment.

Tra i social che in questo scenario di forte evoluzione non sono stati a guardare ci sono stati la solita Youtube (in verità un po’ statica, probabilmente perchè ancorata al ruolo di leader nelle ricerche che la rende di fatto il 2° social network per utenti dopo Facebook con un’audience di oltre 2 miliardi) e, soprattutto, l’astro nascente Twitch, nella classifica dei social con funzionalità di streaming solo all’undicesimo posto ma in forte ascesa. Twitch, di proprietà di Amazon, dopo essersi sempre più imposto tra gli under 30 grazie al mood da nerd, sembra ultimamente essersi aperto gradualmente ad un target non solo avvezzo ai videogames ma anche alla musica, ai talk e allo sport, mettendo le basi per entrare, a mio avviso, presto nella top 3, scrollandosi un po’ di dosso il ruolo di canale di nicchia.

Insomma, il mercato dei social e dei tool streaming-addicted si è molto potenziato, trasformando lo streaming da attività di nicchia relegata a pochi addetti a vera e propria nuova frontiera del web.

In buona parte questo è dovuto all’enorme impatto del settore gaming con numeri già da tempo superiori a quelli del comparto cinematografico.

La scelta da parte dei creator su cosa usare e come usare gli strumenti e le piattaforme più idonee spetta solo a loro e alle loro strategie.

Ma una cosa è certa: lo streaming in tutte le sue forme non è più un fenomeno passeggero ma un futuro che solo qualche anno fa si credeva remoto ma che grazie all’evoluzione tecnologia e alle nuove dinamiche sociali innescate dalla crisi pandemica sono oggi una consolidata realtà, e quindi da tutti i punti di vista un’enorme opportunità.

Leo Cascio (foto: Pixabay)

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